VIA GIULIA

Fu il decisionismo urbanistico di Papa Giulio II, che si fece assistere da Bramante, a volere nel 1508bquesta strada rettilinea (parallela a via della Lungara, sul lato opposto del fiume) dove avrebbero dovuto trasferirsi "tutti gli uffici e le ragioni di Roma" e dove si concentrarono le residenze di alcune delle famiglie più importanti, dai Sacchetti ai Ricci ai Chigi. L'aspetto generale della strada cambiò non poco nel 1887, quando vennero alzati i muraglioni sul Tevere, molte case demolite e sacrificati i giardini sul fiume. Oggi via Giulia offre una passeggiata di quiete (nessun negozio tranne qualche antiquario) e permette di cogliere l'essenza della Roma Rinascimentale.

 

 

Uscendo da via delle Palle, in fondo a destra lo sguardo abbraccia il fianco di e la facciata di San Giovanni dei Fiorentini. Riprendendo via Giulia con le spalle alla chioesa, potete vedere a sinistra la cosiddetta casa di Raffaello, a bugnato con un bel portale ad arco e balconcino. Poco più avanti sulla destra si trova quello che è considerato il gioiello architettonico della via, palazzo Sacchetti, costruito probabilmente da Antonio da Sangallo il Giovane. L'esterno è di notevole importanza, l'interno contiene alcuni capolavori, come la galleria affrescata da Pietro da Cortona e il salone dell'udienza di Francesco Salviati.

 

 

I sofà di via Giulia I sofà di via Giulia

 

 

Alla base del palazzo all'incrocio con vicolo del Cefalo c'è un bassorilievo di fine Cinquecento raffigurante un puttino con due delfini, fontenella non più alimentata. Alla base dell'altro edificio che delimita il vicolo, è impossibile non notare i blocchi din travertino bianco di forma tondeggiante detti Sofà di via Giulia nella tradizione popolare: si tratta del primo atto della costruzione die tribunali che Giuliom II commmissionò al Bramante, mai completato.

 

Oltre palzzo sacchetti, superate la chiesxa di rito armeno di San Biagio della Pagnotta e quella di santa Maria del Suffragio (la facciata in travertino si deve a Carlo Rainaldi), si incrocia a destra la via del Gonfalone: in fondo sorge il cinquecentesco oratorio del Gonfalone, che racchiude la Passione di Cristo, un ciclo di affreschi capolavoro del manierismo romano.

 

Ritornando sui vostri passi verso via Giulia vi imbatterete nell'ingresso del Museo criminologico, la cui collezione di reperti, strumenti di tortura e fotografie documenta la storia del sistema giudiziario e dell'antropologia criminale dal Medioevo a Novecento. Inusulae e interessante, il Museo è ospitato nel palazzo del Gonfalone edificato in origine come casa di correzione per minorenni (notate le grate alle finestre); la facciata è opera di Giuseppe Valadier.

 

L'isolato subito a seguire è quello imponente e severo delle Carceri Nuove, fatte costruire a metà del Seicento da Innocenzo X e oggi sede della Direzione nazionale antimafia. di fronte la facciata di San Filippo Neri è ciò che resta di una chiesa demolita e testimonia il progetto mussoliniano di sventrare la zona per collegare ponte Mazzini con la Chiesa nuova su corso vittorio. come si può vedere lo sciagurato proposito si arenò all'altezza della congiuntura tra via dei Banchi Vecchi e via di Monserrato.

 

 

 

 

Proseguendo si incontra a destra la stretta via di sant'Eligio, che merita una deviazione sia per il bel palazzetto quattrocentesco ai nn.2/3, sia per la chiesa di sant'Eligio degli Orefici, progettata da Raffaello su commissione della Corporazione degli orefici e degli argentieri, ricordata anche nelle due lapidi nella parete. Al n. 167, alla vostra sinistra, entrate (in genere lo permettono) per ammirare la suggestiva decorazione delle facciate interne di palazzo Baldoca Muccioli, del XVI secolo.