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Pablo Echaurren | Crhomo Sapiens

18 dicembre 2010 > 13 marzo 2011

Dal 18 dicembre, gli spazi espositivi di Palazzo Cipolla ospiteranno la mostra “Pablo Echaurren|Crhomo Sapiens”. L'artista ha esordito, neppure diciottenne, negli anni '60, passando con convincente fluidità attraverso molteplici linguaggi espressivi, dalla pittura al fumetto, dalle sculture in ceramica ai collages, dalle tarsie in tessuto ai mosaici, fino alle sculture gioiello, includendo naturalmente l'intensa attività di scrittore, con quella libertà di sperimentazione che lo ha sempre contraddistinto, senza mai essere condizionato dall’idea di una presunta gerarchia dei generi, ma rincorrendo ogni possibilità, consapevole degli infiniti strumenti dell’arte.
Intimamente legato al surrealismo, nota di fondo che permane caratterizzando molta della sua attività, subisce il fascino del Futurismo, come testimonia la sua invidiabile collezione di libri e manifesti, rappresentato in mostra nei numerosi collage realizzati con materiali tratti dalle pubblicazioni originali.
Il percorso espositivo di questa antologica conduce, a ritroso, nel lavoro di Pablo Echaurren, partendo dalla contemporaneità, con gli ultimi lavori in grande formato realizzati come dedica a Roma, la sua città, e ispirati dai grandi simboli della romanità, a partire dalla fondazione della città, sintetizzata nell'installazione del mosaico “umbilicus urbis” e in alcune preziose sculture. L'altro luogo caro all'artista, celebrato con una sala di scenografiche ceramiche a grottesche è Faenza. L'esposizione propone, di seguito, una selezione di lavori grafici e d'illustrazione, con tavole originali di fumetti e fanzine, molto noti presso il grande pubblico. Continuando, la successiva sezione è doverosamente dedicata all'altra intensa passione verso la musica, e i bassi in particolare, che costituiscono un'altra ossessione del collezionista Echaurren. L'ultimo tema trattato è il grande mondo della natura, dalle esplosive cromie delle tele e delle tarsie, termina nei piccoli e delicati acquerelli dei “quadratini”, esordio sulla scena dell'arte . Un percorso circolare dove figure, simboli e citazioni si affollano, gestiti con il rigore compositivo di una mente sempre intenta a connettere idee e intuizioni istantanee, imprimendole sul tessuto della storia.

Vincent Van Gogh Campagna senza tempo – Città moderna

8 ottobre 2010 - 6 febbraio 2011

COMPLESSO DEL VITTORIANO

9 novembre 2010 - 27 febbraio 2011

Mexico. Teotihuacan. La città degli Dei

Il più importante progetto espositivo interamente dedicato alla civiltà precolombiana di Teotihuacan (II sec. - VII sec. d.C.), "Teotihuacan. La città degli Dei" intende presentare al grande pubblico, e per la prima volta, la storia, l'arte e la cultura di uno degli imperi più prestigiosi, quanto misteriosi e affascinanti del centro‐America che, prima degli Aztechi dominò l'intera area mesoamericana.
Attraverso l'esposizione dei numerosi reperti, rinvenuti nel sito archeologico della città-capitale dell'impero, attualmente uno dei siti più importanti del Messico, il progetto espositivo sarà in grado di attrarre e stimolare i visitatori, mettendoli in contatto diretto con una delle società precolombiane i cui misteri ed enigmi, tuttora irrisolti, continuano a suscitare un fascino ineguagliato.
Oltre 300 capolavori fra straordinari reperti di scultura monumentale, rilievi in onice e pitture murali, che riproducono elementi e credenze religiose e racconti mitici, statuette in ossidiana e pietra verde, vasi in terracotta dipinta o intarsiata, bracieri in terracotta con richiami antropomorfi, mitologici e rituali, testimonieranno la raffinatezza, la creatività e la passione per l'arte e la decorazione, di un popolo la cui capacità espressiva, la sapienza, l'abilità e la cultura continua ad essere ammirata e studiata ancora oggi.
Molto prima dell'avvento della civiltà europea sul suolo americano, Teotihuacan era conosciuta da tutti i popoli che abitavano nello stesso territorio e il rispetto per il suo nome si profuse in tutte le culture che occupavano quello che oggi è il Messico e parte dell'America centrale.

L'origine di Teotihuacan si fa risalire intorno al II secolo d.C. nella zona centrale del Messico, ove si stabili e proliferò, fino a raggiungere nel corso dei secoli una popolazione di quasi 200.000 persone, ed estese il proprio dominio fino a comprendere la maggior parte dell'attuale Messico. La città di Teotihuacan raggiunse il culmine del suo splendore nel periodo compreso tra il 150 e il 450 d.C.
L'impero eccelse in ogni genere di arte, spesso apportando soluzioni originali, ma anche rielaborando e diffondendo elementi che la capitale attraeva dal Mesoamerica e, attraverso l'importazione di materiali litici, anche dal grande Nord.

La grammatica delle figure. Illustrare Gianni Rodari

Lo Scaffale d'arte del Palazzo delle Esposizioni rende omaggio a Gianni Rodari, una delle figure più importanti della letteratura per l'infanzia del Novecento a 40 anni dal Premio Internazionale Andersen, noto anche come il "Piccolo Premio Nobel" della narrativa per l'infanzia, assegnatogli a Copenhagen nel 1970.

Nella mostra La grammatica delle figure un chiaro riferimento va a uno dei saggi più importanti dello scrittore La grammatica della fantasia e i testi delle sue storie prendono colore e assumono nuove forme attraverso il segno di 43 illustratori italiani e stranieri. 33 tra le 55 opere esposte sono state selezionate nel concorso internazionale indetto dalla Children Bookfair di Bologna, che ha visto partecipare professionisti, giovani studenti e matite note dell'editoria internazionale. Una sorta di summa degli eredi dell'incredibile incontro tra Bruno Munari e Gianni Rodari, che portò nella letteratura per l'infanzia i frutti di una importantissima ricerca di avanguardia dove il "gioco come simbolo del mondo" dello scrittore dialogava con il design, con la grafica e con il nitore razionalista di Munari. Le illustrazioni vivono in mostra accanto al lavoro di 10 illustratori scelti tra coloro che hanno già pubblicato albi illustrati sulle storie di Gianni Rodari.
Una mostra che espone 55 tavole dai linguaggi, materiali e stili diversi per un nuovo viaggio tra i libri, le idee, i personaggi dei suoi racconti.
Una mostra per incontrare un altro Rodari, un Rodari che esiste davvero però più nascosto e meno noto. E così, ora, l'Alice cascherina della Castagnoli guarda alla pittura e ai fumetti delle nuove avanguardie, i pesci della filastrocca Domande di Silvia Bolognesi acquistano una calligrafica scenografia giapponista. L'omino della pioggia di María Paula Dufour nasce da un elegante sovrapporsi di piani e di linee fatti di stoffe e materiali di scarto, mentre La donnina che contava gli starnuti della giovanissima Mariana Rio supera la semplice e unica illustrazione per divenire un vero e proprio taccuino su cui annotare gli starnuti degli abitanti di Gavirate. E ancora in mostra Tonino l'invisibile di Alessandro Sanna, Un et sept di Beatrice Alemagna, Scoop!, Parigi, Rue du monde di Pef e L'uomo che comprò la città di Stoccolma di Javier Zabala.
In ognuna di queste tavole si palesa la dichiarata vocazione che porta l'illustratore a essere interprete, creare una sua ermeneutica che spesso, pur rispettosa dei testi, non rinuncia alla propria autonomia e apre lo sguardo e l'immaginazione di chi osserva.
La mostra, che ha visto la sua prima uscita nazionale a Bologna, è curata da Giannino Stoppani Cooperativa Culturale, promossa da Palazzo delle Esposizioni, Bologna Children's Book Fair e Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con El, Einaudi Ragazzi, Emme Edizioni.

PREMIO ITALIA ARTE CONTEMPORANEA 2010

4 dicembre 2010 - 20 marzo 2011

Rosa Barba, Rossella Biscotti, Gianluca e Massimiliano De Serio, Piero Golia sono i finalisti della prima edizione del Premio Italia Arte Contemporanea ed è a loro che, fino al 20 marzo 2011, il MAXXI dedica una mostra che presenta le installazioni site-specific pensate e prodotte per l’occasione.

I quattro artisti, selezionati da una giuria internazionale, attraversano con le loro opere i linguaggi del cinema, della performance, dell’installazione in una sperimentazione linguistica interdisciplinare che li caratterizza sin dalle premesse come inseriti a pieno titolo nel panorama della ricerca più avanzata dell’arte contemporanea.

“(…) Ne è nata una mostra, o forse sarebbe più corretto chiamarlo percorso, in cui serpeggia come tema quello del confronto dell’opera d’arte con lo spazio architettonico, con i suoi temi, le sue prospettive, i percorsi di senso e di spazio. Un percorso di vertigini” dice Bartolomeo Pietromarchi, curatore della mostra.

Sulla base del lavoro prodotto, la Giuria internazionale ha designato Rossella Biscotti vincitore del Premio Italia Arte Contemporanea 2010. Menzione speciale della giuria invece per Gianluca e Massimiliano de Serio.

Ad accompagnare questo excursus espositivo la reading room: lo spazio di studio e approfondimento dedicato ai quattro artisti, dove sono visibili libri e poster, cataloghi e riviste.

Il Premio Italia Arte Contemporanea, rivolto ad artisti under 45 italiani o residenti nel nostro Paese, nasce dall’esperienza del Premio per la Giovane Arte Italiana che nelle sue precedenti quattro edizioni ha offerto un trampolino di lancio ad artisti come Stefano Arienti, Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Eva Marisaldi, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli, incrementando nello stesso tempo il patrimonio del museo. È particolarmente significativo che oggi, a 10 anni dalla sua creazione, il Premio torni negli spazi del MAXXI con cui condivide la missione di promozione e sostegno all’arte contemporanea italiana.

30 MAGGIO 2010

Il 30 Maggio apre al pubblico il MAXXI, a coronamento di un impegno pluriennale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero delle Infrastrutture.

Il MAXXI_Museo nazionale delle arti del XXI secolo è una Fondazione costituita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

É il primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea pensato come un grande campus dedicato alla cultura, un laboratorio di sperimentazione, studio e ricerca. Sede del MAXXI è la grande opera architettonica dalle forme innovative e spettacolari, progettata da Zaha Hadid nel quartiere Flaminio di Roma.

9 APRILE - 11 LUGLIO

La natura secondo De Chirico

a cura di Achille Bonito Oliva


A conclusione delle celebrazioni dechirichiane del 2008-2009, Palazzo delle Esposizioni si prepara a dedicare un importante omaggio al grande maestro italiano fondatore della Metafisica, movimento culturale tra i più significativi e fecondi di tutto il Novecento che proprio nel 2010 compie un secolo.
Nato nel 1888 a Volos, nel cuore della Grecia classica, da una nobile famiglia italiana, e formatosi a Monaco dove rimane suggestionato dalla pittura simbolista e dalla lettura di Nietzsche e Schopenhauer, Giorgio de Chirico dipinge L’enigma di un pomeriggio d’autunno a Firenze nel 1910 dando vita all’Arte metafisica, che svilupperà a Parigi e a Ferrara. L’artista dedica tutta la sua vita (morirà novantenne a Roma nel 1978) ad esplorare le possibilità poetiche di un’arte tesa a far emergere l’enigmaticità del reale. Pur riflettendo l’intera produzione dell’artista, dagli esordi simbolisti fino agli sviluppi neometafisici degli ultimi anni, la mostra offre un’occasione originale di avvicinarsi alla sua arte, ponendo l’accento su un tema specifico: lo sguardo del pittore sul mondo della Natura. In de Chirico, infatti, l’idea di Natura rimane un riferimento costante, sia quando viene idealizzata come nei paesaggi mitologici o esaltata come apparizione poetica nelle celebri “vite silenti”, sia quando è trasfigurata nell’allucinazione urbana delle Piazze d’Italia o rinnegata nelle algide geometrie dei manichini. La Natura, intesa come Cosmos ordinato o come Caos, è di per sé indecifrabile e chiede al pittore una possibile soluzione all’enigma del suo apparire.
Curata da Achille Bonito Oliva, tra i più noti critici d’arte, la rassegna prenderà in esame circa 140 dipinti provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private, e si articolerà in sette sezioni tematiche distinte, distribuite in un itinerario ricco e suggestivo nelle gallerie ai lati della monumentale Rotonda di Palazzo delle Esposizioni.

 

Giulio Paolini. Gli uni e gli altri (L'enigma dell'ora)

a cura di Daniela Lancioni

Il Palazzo delle Esposizioni presenta l'installazione di Giulio Paolini intitolata Gli uni e gli altri. (L'enigma dell'ora), appositamente ideata  per questa occasione espositiva e in rapporto ideale con la mostra di Giorgio de Chirico.

Tra i massimi interpreti dell'arte contemporanea, Giulio Paolini (Genova 1940) ha esordito nei primi anni sessanta ed è stato tra i protagonisti dell'Arte Povera. Da sempre concepisce l'opera d'arte come una visione vertiginosa capace di evocare un numero potenzialmente infinito di altre visioni e di abbracciare un tempo dilatato, esteso a tutta l'arte passata e futura.

A partire da Disegno geometrico del 1960, la sua prima opera conosciuta: una tela nella quale compare unicamente la squadratura geometrica anticipazione di ogni possibile immagine, Giulio Paolini persegue l'idea che ogni opera d'arte attinga a un unico, enigmatico, modello. Un pensiero, il suo, che trova rispondenza nella concezione antimoderna del grande metafisico.

Enigma, attesa, assenza, malinconia, prospettiva, sono i grandi temi sui quali Giulio Paolini  dichiara la sua affinità con Giorgio de Chirico. Ne sono testimonianza alcuni dei suoi lavori storici, come quello presentato nella mostra "Campo urbano" a Como nel 1969, nel quale compare la frase Et.quid.amabo.nisi.quod.aenigma.est? (E cosa amerò se non l'enigma?), la stessa che sigla un autoritratto di Giorgio De Chirico del 1911.

La mostra al Palazzo delle Esposizioni consiste in una unica grande installazione concepita come una sorta di cosmogonia all'interno della quale sono disseminate le tracce e i frammenti dei corpi e delle nebulose che abitano l'universo, disposte in uno spazio approssimativamente ordinato come il quadrante di un orologio, enigmatico emblema di un tempo circolare, e lungo le assi di una X, simbolo dell'incognita, ma anche traccia di quella prima squadratura geometrica che continua a sovraintendere alle vertiginose visioni dell'autore. Questo nucleo si snoda al centro dello spazio, nel grande ambiente della sala 9,  mentre sulla parete di fondo una serie di immagini si susseguono in dissolvenza.  Vi compaiono le figure di alcuni personaggi, in grandezza naturale, che sembrano intenti a osservare qualcosa attraverso un'ampia cornice che di lì a poco appare come vano di una porta. Queste figure "sembrano, allo stesso tempo, osservare anche noi che a nostra volta li stiamo osservando" scrive l'autore nel testo che accompagna l'opera, sussurrato in mostra e leggibile. Un testo nel quale trapela, come accade in altre sue riflessioni, l'insofferenza verso l'amplificazione del ruolo sociale dell'artista. "Un'opera per essere autentica", afferma altrove, "deve dimenticare il suo autore". Ed è a un autore diverso da sé, che lascia soprintendere il novero di immagini che si susseguono nella proiezione. I diversi modi, infatti, in cui declina il perimetro della cornice o della soglia, figure emblematiche dell'idea di variante, scorrono a partire dall'Autoritratto nudo di Giorgio de Chirico del 1942.

La mostra è accompagnata da un catalogo con testi dell'artista, di Daniela Lancioni e di Maddalena Disch.

 

Mimmo Jodice

a cura di Ida Gianelli e Daniela Lancioni


Il Palazzo delle Esposizioni dedica un’importante mostra antologica a Mimmo Jodice, curata da Ida Gianelli e Daniela Lancioni, per celebrare i cinquanta anni di attività del celebre fotografo italiano nato a Napoli settantacinque anni fa.
In mostra, circa 180 fotografie, scattate tra il 1964 e il 2009, tutte in bianco e nero e stampate per la maggior parte a mano dall’autore. Per prime si incontrano le Sperimentazioni, immagini risalenti agli anni Sessanta, esemplari unici con i quali l’autore sperimenta le possibilità espressive della fotografia. Arriva poi il momento dell’indagine sociale. Sono immagini “ben costruite” (all’opposto della poetica di Cartier-Bresson), tra cui quelle toccanti scattate a Napoli durante l’epidemia di colera. Dal 1978 sparisce, nell’opera di Mimmo Jodice, la figura umana. In Vedute di Napoli, il lavoro dell’artista partenopeo mostra un segno più radicale: alcuni particolari noti, quasi banali, oleografici, del paesaggio napoletano assumono il significato metafisico di vere e proprie icone. In queste fotografie, come nelle successive raccolte sotto il titolo di Rivisitazioni, Jodice non racconta più la scena reale, ma la utilizza per un lavoro di autoanalisi, svelando il dato surreale della vita di tutti i giorni. Con il successivo ciclo Mediterraneo, si arriva alle soglie degli anni Novanta. Sono le immagini tra le più note dell’autore, nelle quali protagonisti sono frammenti o particolari di antiche vestigia esaltati da uno sguardo capace di rivelare presenze magiche e vitali. Così come sorprendentemente vitali sono le fotografie della sezione seguente, intitolata Eden: alimenti, manichini, utensili, oggetti apparentemente familiari e innocui, secondo l’interpretazione dello stesso autore, che si trasformano, ai suoi e ai nostri occhi, in materia viva ed estraniante, dotata di forte aggressività. E' la volta, poi, di Natura, sezione nella quale è la vegetazione, coltivata o selvaggia, a essere colta nella sua dimensione estraniante e visionaria. La mostra termina con l’ampia e più recente sezione dedicata al Mare: spiagge, isole, scogli, immagini distillate da ogni presenza urbanistica o umana, “paesaggi interiori” che conferiscono al nostro mondo una definitiva dimensione atemporale. La mostra è accompagna da un catalogo, a cura di Ida Gianelli, pubblicato da Federico Motta Editore.

 

Saranno esposte circa 180 immagini raccolte nei seguenti cicli:

 

- Sperimentazioni (1964–1978)
- Figure del sociale (1969–1977)
- Riconsiderazioni (1978–2003)
- Mediterraneo (1986–1995)
- Eden (1994–1997)
- Mare (1998–2002)

 

OTTOBRE 2010

1861

 

ottobre 2010 – gennaio 2011
a cura di Fernando Mazzocca e Carlo Sisi

L'imminente appuntamento con le celebrazioni dell'Unità d'Italia sarà, tra l'altro, anche l'occasione per una grande mostra di carattere storico, ma dal forte impatto artistico, che ricostruisca come la pittura italiana ha saputo confrontarsi con gli eventi che tra il 1859-1860 (la Seconda Guerra d'Indipendenza e la spedizione dei Mille) e il 1861 (la proclamazione del Regno d'Italia), hanno determinato la conquista della libertà, dell'indipendenza e dell'unità nazionale.

Rispetto ad altre rassegne già dedicate al nostro Risorgimento, ed in particolare a questo preciso momento storico, la mostra alle Scuderie del Quirinale evidenzierà come i protagonisti della pittura italiana (esponenti della scuola lombarda quali Francesco Hayez, Giuseppe Molteni, Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano e Federico Faruffini, dell'avanguardia macchiaiola toscana quali Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Odoardo Borrani, della scuola napoletana quali Michele Cammarano e Giuseppe Sciuti ) ­abbiano saputo reinterpretare la realtà storica trasfigurandola, non tanto su di un piano celebrativo quanto sul piano di una commossa rappresentazione dell'adesione popolare. I monumentali e celeberrimi dipinti di Fattori e di Gerolamo Induno, certamente i maggiori protagonisti della nostra pittura risorgimentale, saranno messi a confronto, infatti, per la prima volta, per far risaltare come, pur con un linguaggio diverso, l'obiettivo sia lo stesso: quello di rappresentare le grandi battaglie determinanti per la conquista dell'Unità, spostando l'attenzione dagli aspetti militari ai loro risvolti ideali e umanitari.

Gli artisti
Sappiamo, per esempio, che Girolamo Induno era diventato insuperabile come pittore di battaglie combattendo in Crimea e rappresentando, dal vivo, la memorabile Battaglia della Cernaia, un'opera che, esposta nel 1857, costituirà un modello per la pittura successiva. Il toscano Fattori, invece, pur non partecipando direttamente alla Seconda Guerra d'Indipendenza, seppe rendere, più di ogni altro, la dimensione epica e quella umanitaria, toccando registri degni del Tolstoj di Guerra e Pace. Vedremo dipinti del piemontese Eleuterio Pagliano, di Federico Faruffini, lombardo, e del napoletano Michele Cammarano: artisti inquieti che si avvalsero del confronto con la fotografia per realizzare opere rivoluzionarie nel loro impressionante realismo e nella forza dinamica che sembra anticipare gli effetti del cinema. Del resto, è noto che  protagonisti del nostro cinema d'ambientazione risorgimentale come Blasetti e Visconti abbiano tratto ispirazione dalle loro opere. La mostra alle Scuderie potrà restituirci quello stesso afflato che tanto  impressionò i nostri registi.

Il percorso espositivo
Privilegiando il motivo della partecipazione popolare, i fatti rivoluzionari del 1848 tra Parigi, Milano, Roma e Venezia  sono visti, nel percorso espositivo, come la necessaria premessa per capire le vicende dal 1859 al 1861, così che il mito delle Cinque giornate di Milano e quello di 'Roma ferita al cuore', quando i bombardamenti crearono rovine moderne accanto a quelle antiche, sono interpretati dai capolavori di Hayez, Molteni e Induno.
Ancora Fattori e Gerolamo Induno sono gli artisti che hanno saputo interpretare, in dipinti diventati emblematici, lo spirito popolare della leggendaria epopea dei Mille, esaltando la dimensione davvero unica di un eroe alternativo come Garibaldi. E sarà sempre la pittura, come nel caso di Liardo e Coromaldi, a perpetuare nell'immaginario collettivo il mito popolare delle camicie rosse.
Infine, a partire dalle delusioni di Villafranca e di Aspromonte, i due drammatici momenti restituitici dai capolavori di Domenico e Gerolamo Induno, la mostra va verso la conclusione con una sezione dedicata alla cosiddetta "delusione risorgimentale", determinata dall'ipotesi del Risorgimento "tradito". Soprattutto il tragico dipinto del Fattori, Lo staffato, atto di denuncia degli orrori della guerra all'altezza di Goya, è l'opera emblematica di questo drammatico ripensamento sul significato e sullo stesso destino del nostro Risorgimento che chiuderà l'intero percorso.

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Domenico Induno
Il Bollettino del giorno 14 luglio 1859 che annunziava la pace a Villafranca
Milano, Museo del Risorgimento